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Industria 5.0: l'automazione intelligente rimette il lavoratore al centro della fabbrica
Industria 5.0: l'automazione intelligente rimette il lavoratore al centro della fabbrica
Industria 5.0, cobot e IA: i dati Istat 2025 mostrano l'adozione raddoppiata nelle imprese italiane.
La fabbrica italiana sta cambiando riferimento concettuale. Per un decennio il termine guida è stato Industria 4.0, con l'attenzione puntata su connettività, big data e automazione dei processi. Oggi il dibattito industriale si sposta su Industria 5.0, un paradigma che la Commissione Europea descrive come il completamento del modello 4.0 attraverso tre elementi aggiuntivi: sostenibilità, resilienza e centralità della persona. ll concetto, formalizzato dalla Commissione Europea nel 2021, ha iniziato a farsi strada nelle politiche industriali nazionali solo di recente
Non si tratta di sostituire la digitalizzazione già avviata nelle imprese, ma di orientarla verso un obiettivo diverso: il benessere del lavoratore diventa un parametro di progettazione dei processi produttivi, non un effetto collaterale da gestire a posteriori.
Dalla produttività pura al lavoratore come parametro di progetto
Nel report che ha introdotto ufficialmente il concetto, la Commissione Europea definisce Industria 5.0 come una transizione verso un'industria che rispetta i limiti del pianeta e mette il benessere del lavoratore al centro del processo produttivo. Cambia quindi la direzione della tecnologia: nei sistemi 4.0 il lavoratore si adattava alle macchine e ai flussi di dati, nel modello 5.0 sono i sistemi automatizzati a doversi adattare alle competenze, ai ritmi e alle esigenze delle persone che li utilizzano. Le piattaforme di intelligenza artificiale, in questa logica, assistono l'operatore nelle decisioni invece di limitarsi a eseguire istruzioni predefinite, e i robot condividono lo spazio di lavoro con i tecnici invece di operare in celle isolate.
I cobot entrano in fabbrica: numeri e casi d'uso
Il segnale più visibile di questo cambiamento è la diffusione dei robot collaborativi, i cobot, progettati per lavorare fianco a fianco con gli operatori senza barriere fisiche di separazione. Secondo i dati della International Federation of Robotics nel 2024 sono stati installati nel mondo 64.542 cobot, il 12% in più rispetto all'anno precedente, con una quota sulle nuove installazioni robotiche industriali salita dal 10,6% all'11,9%. In Italia l'Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano stima che le intenzioni di investimento porteranno la diffusione dei cobot dal 25% al 34% delle aziende nel triennio 2026-2028, mentre i robot mobili autonomi passeranno dal 24% al 30%.
Le piccole e medie imprese vi trovano un punto di equilibrio raro nell'automazione industriale: costi di integrazione più contenuti rispetto ai robot tradizionali e una flessibilità che permette di riconfigurare le linee senza fermi prolungati. La barriera economica resta comunque alta. La spesa media annua per impresa in robotica rilevata dal Politecnico di Milano è di 456mila euro, con valori che scendono a 160mila per le piccole aziende e salgono a 700mila per le grandi. Il cobot assorbe i compiti più ripetitivi o fisicamente gravosi e lascia all'operatore le fasi che richiedono giudizio, un terreno dove l'automazione è ancora poco presente: nel controllo qualità l'adozione robotica dovrebbe passare dal 14% attuale al 23% entro il 2028. Sul tema, systemscue.it ha già raccontato nel 2021 lo stato della robotica collaborativa in Italia, un percorso che i dati più recenti confermano e accelerano.
L'intelligenza artificiale nelle imprese italiane: i dati Istat
Sul fronte dell'intelligenza artificiale, l'Istat fotografa un'accelerazione netta. Nel report Imprese e Ict relativo al 2025, la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che dichiara di utilizzare tecnologie di IA è passata dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025, dopo il 5% registrato nel 2023: un raddoppio in un solo anno. L'adozione resta però fortemente legata alla dimensione aziendale, un limite strutturale del tessuto produttivo italiano fatto in prevalenza di piccole imprese: si va dal 14% delle aziende con 10-49 addetti al 53% di quelle sopra i 250 addetti.
Sul piano territoriale il Nord-Ovest guida la classifica con il 19,3%, seguito da Nord-Est (17,6%) e Centro (15,2%). Nel confronto europeo l'Italia sale dal ventiduesimo al diciottesimo posto tra i 27 paesi Ue e accorcia il distacco dalla media comunitaria, ferma al 20%, da 5,3 a 3,5 punti percentuali. Restano davanti Germania (26%), Spagna (20,2%) e Francia (18,1%). L'Istat segnala inoltre che quasi il 60% delle imprese che hanno valutato un investimento in IA senza poi realizzarlo indica la carenza di competenze interne come motivo principale della rinuncia.
Le politiche europee e la spinta della Transizione 5.0
L'iniziativa Industry 5.0 della Commissione Europea ha alimentato programmi di finanziamento nazionali pensati per accompagnare le imprese verso investimenti che coniughino efficienza energetica e digitalizzazione.
In Italia lo strumento è stato il Piano Transizione 5.0, istituito dall'articolo 38 del DL 19/2024, che riconosceva un credito d'imposta alle aziende in grado di dimostrare una riduzione certificata dei consumi energetici ottenuta attraverso l'ammodernamento degli impianti. La misura ha coperto gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2025 e oggi non è più attiva. Il MIMIT ha chiuso le prenotazioni il 27 novembre 2025 per esaurimento delle risorse, con domande arrivate a 4,8 miliardi di euro contro i 2,5 miliardi rimasti disponibili dopo la sesta revisione del PNRR. Dal 1° gennaio 2026 il riferimento per le imprese è l'iperammortamento introdotto dalla legge di Bilancio 2026.
Il meccanismo della Transizione 5.0 legava l'incentivo fiscale a un risultato di sostenibilità misurabile, coerente con l'impostazione europea che vuole l'automazione al servizio di obiettivi ambientali oltre che di produttività. Lo scarto tra richieste e fondi disponibili dice quanto pesi questo tipo di leva per le imprese manifatturiere italiane, spesso vincolate da margini stretti sugli investimenti in beni strumentali, nelle decisioni di acquisto di cobot, sensori e sistemi di IA applicata al controllo qualità o alla manutenzione predittiva.
Le sfide aperte: competenze e divario dimensionale
I dati Istat indicano dove si gioca la partita dei prossimi anni. Il divario tra grandi e piccole imprese nell'adozione dell'IA riflette una difficoltà nel reperire figure con competenze tecniche adeguate, più che una scarsa disponibilità di soluzioni sul mercato. Le imprese che hanno introdotto cobot o strumenti di intelligenza artificiale segnalano la necessità di formare il personale già in organico, un processo che richiede tempo e risorse difficili da reperire per aziende sotto i 50 addetti.
La Commissione Europea, nel disegnare Industria 5.0 come paradigma centrato sulla persona, ha anticipato proprio questo nodo: senza un investimento parallelo in formazione, la tecnologia rischia di restare accessibile solo alle imprese di dimensioni maggiori, ampliando anziché ridurre le distanze competitive tra territori e settori.
Key takeaways
L'adozione dell'intelligenza artificiale tra le imprese italiane con almeno 10 addetti è raddoppiata, dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (dati Istat).
Industria 5.0 aggiunge al modello 4.0 tre elementi: sostenibilità, resilienza e centralità del lavoratore nel processo produttivo, secondo la definizione della Commissione Europea.
I cobot rappresentano oltre il 35% delle nuove installazioni robotiche industriali a livello globale nel 2025.
In Italia le imprese manifatturiere prevedono di portare la diffusione dei cobot dal 25% al 34% nel prossimo triennio.
La carenza di competenze interne è il principale ostacolo indicato da quasi il 60% delle imprese che hanno valutato ma non realizzato investimenti in IA.
Domande frequenti
Che cosa distingue Industria 5.0 da Industria 4.0?
Industria 4.0 si è concentrata su connettività, automazione e raccolta dati. Industria 5.0 non sostituisce questo impianto ma lo integra con tre priorità aggiuntive definite dalla Commissione Europea: sostenibilità ambientale, resilienza dei sistemi produttivi e centralità del benessere del lavoratore nella progettazione dei processi.
Che cosa sono i cobot e in cosa differiscono dai robot industriali tradizionali?
I cobot sono robot progettati per operare a stretto contatto con gli operatori umani, senza le barriere fisiche di sicurezza richieste dai robot industriali tradizionali. Sono generalmente più economici da integrare, più facili da riprogrammare e adatti a linee produttive che cambiano configurazione con frequenza, caratteristica utile soprattutto per le piccole e medie imprese.
Quanto sono diffuse le tecnologie di intelligenza artificiale nelle imprese italiane nel 2025?
Secondo l'Istat, il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale nel 2025, contro l'8,2% del 2024 e il 5% del 2023. La diffusione cresce con la dimensione aziendale, arrivando al 53% tra le imprese con oltre 250 addetti.
Che cos'è la Transizione 5.0 e come si collega a Industria 5.0?
Transizione 5.0 è il piano di incentivi fiscali italiano che riconosce crediti d'imposta alle imprese che investono in beni strumentali capaci di ridurre i consumi energetici. Traduce a livello nazionale l'impostazione europea di Industria 5.0, che vincola gli investimenti in automazione a un risultato misurabile di sostenibilità.
Qual è il principale ostacolo all'adozione dell'intelligenza artificiale nelle imprese italiane?
I dati Istat indicano la carenza di competenze interne come motivo prevalente: quasi il 60% delle imprese che hanno valutato un investimento in intelligenza artificiale senza poi realizzarlo cita questo fattore come causa principale della rinuncia.