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Human Driven AI Summit: l'AI umana si riprende la scena
Human Driven AI Summit: l'AI umana si riprende la scena
La natura non tollera il vuoto, né gli algoritmi. Da Faggin a Ventre, il resoconto della due giorni campana che smonta la retorica sull'AI.
Noi di CUENEWS cerchiamo il rigore scientifico, in particolare quando si parla di tecnologie emergenti. E quindi, il 18 e 19 settembre non potevamo mancare a Pompei dove a pochi passi dal Parco Archeologico si è svolta la seconda edizione dello Human Driven AI Summit. Un summit ideato dall'Associazione Human Driven AI e da Giovanni Sapere, suo fondatore e CEO di WitUp Ai & Technologies partner tecnologico e organizzatore principale.
La denominazione del summit ha già in sé un peso semantico sufficiente ad aggregare un parterre istituzionale di rilievo. Il summit in più è stato patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dagli atenei (Federico II, Salerno, Calabria), dal CDTI e dal Comune di Pompei. L'obiettivo dichiarato? Tirare il freno a mano sull'entusiasmo sguaiato per l'AI generativa e agentica.
Manager, accademici e policy maker si sono trovati faccia a faccia per mettere in discussione la narrazione corrente, quella che ci vuole solo spettatori passivi dell'innovazione. Il paradigma va ribaltato. L'algoritmo non deve guidare, deve essere guidato. La questione è spostare per un attimo i riflettori dalla pura potenza computazionale per rimetterli sull'etica e, soprattutto, sulla responsabilità e consapevolezza di chi preme il tasto "Invio".
Il contrasto è netto: si attraversano cardi e decumani antichi, si abbassa lo sguardo sui graffiti, sugli antichi manufatti e sui mosaici, c'è ancora il celebre "Cave Canem", e poi si entra nella sala ipertecnologica del Cinema Teatro Nexus per discutere di intelligenza artificiale. L'avvertimento inciso nella pietra duemila anni fa, attenzione al cane da guardia, è il punto ideale da cui è partita la discussione su come non farsi dominare dalla tecnologia invece di guidarla.
I pilastri tematici: dalla creatività alla sicurezza industriale
Veniamo al dunque: 48 relatori, intervenuti da ogni parte del mondo hanno articolato il summit in cinque macroaree con un totale di 23 panel tematici. Niente fuffa, solo verticali strategici:
La creatività (Creativity & Arts) guardava alla rivoluzione audiovisiva, al nuovo storytelling e alla questione del diritto d'autore. Il lavoro (Business & Professions) affrontava l'impatto sulle aziende, tra PMI e grandi imprese, e la necessità di nuove leadership. Sul fronte della governance (Society & Institutions) si è discusso di informazione, giornalismo, smart city e AI Act europeo. La medicina predittiva e l'agritech sostenibile hanno riempito i panel su salute fisica e mentale (Science & Life). Infine, industria e sicurezza (Industry & Security) hanno toccato robotica collaborativa, esplorazione aerospaziale e cybersecurity.
Gli ospiti: chi era in sala
Ospite atteso dell'evento è stato Federico Faggin, il fisico italiano che nel 1971 progettò il primo microprocessore commerciale al mondo, l'Intel 4004, e che oggi, con la Faggin Foundation, dedica la sua ricerca allo studio scientifico della coscienza. La sua presenza, da remoto, non era casuale: in un summit che pone la centralità dell'uomo come premessa irrinunciabile, Faggin rappresenta il fulcro tra ciò che la macchina può fare e ciò che, per sua natura, non potrà mai essere.
Il suo speech si è inserito all'interno del panel "Science & Life - Coscienza, Mente e Nuova Fisica", moderato da Ettore De Lorenzo (giornalista Rai), in cui fisici e ricercatori hanno dissezionato il confine tra meccanica quantistica e intelligenza artificiale. Giuseppe Vitiello, Professore onorario di Fisica Teorica, ha ricordato come l'uomo e l'universo siano "sistemi aperti" in continuo dialogo con l'ambiente.
Mentre Alioscia Hamma, Professore di fisica teorica all'Università Federico II, ha lanciato il suo monito sul rischio di atrofizzare il pensiero umano: la delega dei processi cognitivi all'AI (promptare invece di pensare) significa "ridurre l'essere umano a una leva", trasformando gli studenti in esecutori che non sanno più "scornarsi con i problemi". Il panel è stato arricchito dalle provocazioni di Paolo Silvestrini, Professore Ordinario di Fisica all'Università Luigi Vanvitelli, e di Graziano Terenzi, Co-Founder & Chief Strategy Officer di Oxhy Srl, che hanno messo in guardia dalla nostra tendenza ad adeguarci al linguaggio delle macchine. L’ultimo intervento, quello di Roberto Germano, Fondatore di PROMETE Srl, ha ricordato all'auditorio come la vera scienza nasca dalla fatica della sintesi, non dal mero calcolo.
Il microfono è poi passato a Mauro Martino, Principal Research Scientist al MIT-IBM Watson AI Lab, dove ha fondato e dirige il Visual Artificial Intelligence Lab, e Professor of Practice alla Northeastern University: uno dei nomi più influenti al mondo nel campo della visualizzazione dei dati, con pubblicazioni su Nature e Science. E ancora Gianclaudio Malgieri, Full Professor of Law, AI, Data Governance and Fundamental Rights all'Università di Maastricht, tra le voci accademiche europee più citate sul tema del regolamento AI Act e dei diritti digitali.
Sul versante istituzionale l'intervento di Angelo Tofalo ha toccato il tema del Cyber Command italiano, di cui fu tra gli artefici da Sottosegretario di Stato alla Difesa nei governi Conte I e II con delega alla cybersecurity. Al suo fianco Valeria Fascione, Assessore alla Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania dal 2015, da anni protagonista dello sviluppo dell'ecosistema tecnologico meridionale, dal Fab Lab realizzato con il MIT di Boston al lavoro sulla convergenza tra scienze della vita, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche.
Presenti anche Cosimo Accoto, Research Affiliate al MIT di Boston e filosofo delle nuove tecnologie; Derrick de Kerckhove, già direttore del McLuhan Program in Culture & Technology all'Università di Toronto e oggi Direttore Scientifico di Media Duemila; e Massimo Chiriatti, autore e Chief Technology Officer di Lenovo ISG Italia, da anni voce di riferimento nel dibattito italiano su etica e intelligenza artificiale.
Federico Faggin: il significato che la macchina non potrà mai avere
Faggin ha poi sferrato il suo attacco frontale alla pretesa di meccanizzare l'essenza umana.
"Il significato non dipende dal simbolo",
ha avvertito, ricordando che senza coscienza non esiste informazione, ma solo elaborazione sintattica.
"La fisica non vuole che l'universo sia teleologico",
ha spiegato Faggin, in un duro monito contro il dogmatismo scientifico (una posizione che si sovrappone in parte al nichilismo filosofico, ndr):
"Dire che l'universo non ha scopo è un dogma. Ed è un dogma che falsifica la nostra esistenza."
Ha poi ricordato che la coscienza e il libero arbitrio sono
"fenomeni fondamentali dell'universo fin dall'inizio
Non siamo macchine, ma enti coscienti: "Pensare che l'etica, per esempio, sia un algoritmo, come fanno la gran parte di quelli che fanno intelligenza artificiale, è ora di smetterla!".
Prima che Faggin prendesse la parola, Roberto Germano aveva già posto la domanda giusta: cosa sarebbe successo se Simplicio, l'interlocutore aristotelico di Galileo, avesse avuto a disposizione un supercomputer CRAY per calcolare il moto dei pianeti con estrema precisione? Non si sarebbero mai sentiti Keplero, Copernico, Galileo. Saremmo rimasti alla visione tolemaica. La potenza di calcolo, senza la fatica del pensiero, non produce scienza, produce conferma. Come ha concluso Germano:
La visione della scienza è quando tu riesci a semplificare… Alla fine ciò che ne viene fuori è una cosa semplificata, non più complicata. Questo è il messaggio più importante per me.
Faggin ha continuato chiarendo cosa separa la coscienza dalla semplice elaborazione:
La coscienza sa di sapere perché esperimenta quello che sa. Conosce sperimentando.
Una distinzione che rimanda alla natura stessa dell'universo e trova fondamento in una collaborazione scientifica specifica:
La teoria che ho col professor D'Ariano fa vedere come le proprietà della coscienza e del libero arbitrio sono anche proprietà della fisica quantistica.
Purtroppo durante il collegamento De Lorenzo è stato costretto a interrompere Faggin nel mezzo del ragionamento: "così non possiamo andare avanti", ha detto rivolto alla regia e al pubblico, chiedendo un minuto per ripristinare l'audio. Ripristinato l’audio, Faggin ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato:
Il futuro sarà creato dal libero arbitrio di enti coscienti. Ecco perché è sbagliato dire che la fisica ci dice qual è il nostro destino. Il nostro destino lo creiamo noi col libero arbitrio.
La scuola non è una gara a “guardie e ladri”: la lezione dell’Apple Academy
Se Faggin ha dissezionato l'essenza della coscienza umana, a riportare il dibattito sulle implicazioni sociali e pratiche ci ha pensato Giorgio Ventre. Direttore Scientifico dell'Apple Developer Academy e professore alla Federico II, che ha portato al Summit la scossa che serviva su uno dei nervi più scoperti e attuali del Paese: l'educazione.
Il problema, ha spiegato, non è solo la carenza di competenze digitali e d'intelligenza artificiale, su cui investirebbe a occhi chiusi, ma un'infrastruttura scolastica ormai giunta al capolinea. Ventre non ha usato mezzi termini, descrivendo un sistema "assolutamente vecchio", ingabbiato in "silos incomunicanti" in cui i ragazzi subiscono percorsi rigidi senza poter scegliere o contribuire. "Un modo di fare scuola che era vecchio trent'anni fa e oggi è semplicemente insostenibile", ha sentenziato.
Ma l'affondo più duro è arrivato sulla metodologia e sulla cultura della valutazione. Nel mondo del teamwork aziendale, il nostro sistema si ostina a valutare i ragazzi come entità isolate, innescando dinamiche tossiche. "Ci accorgiamo che fare gli esami è diventato una specie di gara a guardie e ladri, a chi è più bravo a fottere l'altro", ha provocato Ventre dal palco, ricordando che l'obiettivo della scuola dovrebbe essere imparare, non farsi fregare all'interrogazione. E se il lavoro di domani sarà corale, ha concluso, "l'esame singolo non ha molto più senso".
La soluzione a questo stallo è radicata sul territorio campano. All'Apple Academy di Napoli si applica il challenge-based learning: un approccio pedagogico senza interrogazioni frontali, ma studenti protagonisti in progetti di gruppo dove "si impara facendo". E il fatto che questo avvenga al Sud non è una coincidenza calata dall'alto, ma il frutto di un humus storico preciso. Ventre ha spazzato via la narrazione del ritardo meridionale ricordando i primati del territorio: "La prima scuola di ingegneria in Italia è nata a Napoli" e la Federico II può contare su 800 anni di storia accademica.
La visione del format: oltre la frammentazione
Ciò che ha distinto lo Human Driven AI Summit dai molti altri eventi tech, locali e nazionali, è stata la sua trama editoriale. Troppi appuntamenti si concentrano esclusivamente sull'esaltazione dei nuovi tool tecnologici; pochissimi riescono a costruire connessioni reali, a fare rete, tra impresa, istituzioni, ricerca, media e cittadini, unendo gli obiettivi di business con l'interesse collettivo sullo stesso palcoscenico.
La misura della portata dell'evento non sta nei numeri ma nell’aver superato i confini della platea fisica di Pompei, raggiungendo un pubblico ben più vasto in collegamento remoto. Ma è proprio la struttura ingegneristica del format che, per chi vi scrive, ha fatto la vera differenza. Il tallone d'Achille di queste grandi manifestazioni, infatti, è quasi sempre la frammentazione. Passare ore saltando da un talk all'altro disperde l'attenzione e annacqua i contenuti: con troppi argomenti in contemporanea si finisce per perdersi.
Qui ha giocato un ruolo basilare l’intuizione degli organizzatori: proporre panel differenti e consecutivi, progettati per tracciare in modo coerente lo stesso percorso nell'arco della giornata. Niente sessioni parallele che costringono lo spettatore a scegliere e rinunciare. C'è stato un unico filo narrativo ad attraversare discipline diverse: diritto, filosofia, arte, industria, sicurezza, mantenendo costantemente a fuoco la domanda di fondo. Non "cosa può fare l'AI", ma "chi decide come farlo". Ogni talk ha seguito una struttura ferrea: problema, soluzione, rischi e azioni per i prossimi mesi. È stata una scelta editoriale prima ancora che logistica. In un settore in cui la forma degli eventi è spesso il contrario del loro contenuto, conferenze che parlano di innovazione estrema ma usano format vecchi e che lasciano disorientati, il fatto che il Summit abbia fatto ciò che predica non è un dettaglio di poco conto.
Il summit è arrivato alla sua seconda edizione: gli organizzatori, a fine evento, hanno annunciato l'intenzione di renderlo un appuntamento fisso a Pompei, con la prossima edizione già fissata per il 2027. Il loro avvertimento è lo stesso scritto nel mosaico duemila anni fa: occhio al cane da guardia. Ma questa volta il cane da guardia è digitale e come allora dobbiamo essere noi i padroni ed indirizzarlo non viceversa.
Nota: questo articolo è stato redatto sulla base della presenza diretta al summit del 18 e 19 settembre 2026 a Pompei, delle registrazioni audio delle sessioni, del comunicato stampa ufficiale (giugno 2026), delle biografie verificate degli speaker e del sito ufficiale humandriven-ai.com. Le citazioni dirette sono trascritte dalle registrazioni audio e confrontate con le fonti scritte disponibili.