Può una canzone rompere un Hard Disk? Succedeva nei primi anni 2000

No, il titolo è corretto e descrive esattamente quello che succedeva ormai più di 20 anni fa. Ascoltare Rhythm Nation di Janet Jackson, il cui video musicale risale al 1989, poteva completamente distr...

21 agosto 2022 15:48
Può una canzone rompere un Hard Disk? Succedeva nei primi anni 2000 -
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No, il titolo è corretto e descrive esattamente quello che succedeva ormai più di 20 anni fa. Ascoltare Rhythm Nation di Janet Jackson, il cui video musicale risale al 1989, poteva completamente distruggere un hard disk e la canzone è stata ufficialmente dichiarata una vulnerabilità di sicurezza poiché va ad interferire con la corretta operabilità di un sistema.

Può una canzone rompere un Hard Disk? Succedeva nei primi anni 2000

Com'è possibile rompere un Hard Disk a "distanza"?

Molte voci possono "spaccare i timpani", letteralmente: c'è infatti chi riesce a rompere il cristallo e chi, evidentemente, riesce a rompere alcuni modelli di dischi rigidi su computer più vecchi. Riconosciuta come CVE-2022-38392, la vulnerabilità di cui stiamo parlando è di tipo Denial of Service (DoS), e in particolare si tratta di un attacco side-channel che causa il malfunzionamento e il crash dei dischi rigidi di alcuni PC portatili dal 2005. E ha a che fare con un fenomeno fisico noto come risonanza che più o meno tutti conosciamo, fin dai tempi del liceo.

Secondo quanto riportato da Wikipedia, "La risonanza è un fenomeno fisico che si verifica quando un sistema oscillante forzato viene sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all'oscillazione propria del sistema stesso, con effetto di progressiva amplificazione dell'oscillazione stessa".

E' quello che succede quando una cantante con un acuto riesce a rompere un vetro o un cristallo: quando un'onda sonora contiene una frequenza che è quella di risonanza naturale del vetro e questa colpisce un bicchiere, ad esempio, l’oggetto inizia a vibrare fino a rompersi. Ritornando alla canzone, la voce di Janet Jackson contiene una frequenza pari alla frequenza di risonanza naturale del disco rigido. A causa di questo, l'oscillazione naturale del sistema aumenta, facendo così vibrare troppo gli hard disk che, a causa di queste anomale vibrazioni, si rompono.

Tutto è nato da un tecnico di laboratorio: mentre lavorava e riparava un PC, l’hard disk del computer in questione si rompe. Anche qui nulla di strano, può capitare direte voi. Molto più strano però è il fatto che vada in crash anche un altro notebook nello stesso momento. E la storia si ripete i giorni successivi. E qual è la costante tra tutte queste rotture? Il tecnico stava ascoltando Rhythm Nation dal suo laptop personale. Il tecnico si mise in contatto con l'allora supporto tecnico di Microsoft per Windows XP e dopo qualche giorno di investigazioni, venne a galla il vero colpevole della rottura di tutti questi hard disk.

Tutto ciò ha portato ad un epilogo positivo e ad un workaround per difendersi da questa "minaccia": informato del problema, il produttore del notebook colpevole (non è stato specificato chi per ovvie ragioni) ha provveduto ad implementare un filtro che taglia le frequenze raggiungibili dagli altoparlanti dei propri PC.

hard disk

Sul blog Microsoft, dove è stata condivisa la notizia, l'autore ha commentato la notizia con le seguenti parole:

Sono sicuro che hanno messo una versione digitale di un adesivo "Don't remove" su quel filtro audio. (Anche se probabilmente, a causa dei molti anni trascorsi dall'aggiunta del workaround, nessuno ricordi perché è lì. Si spera che i loro laptop non abbiano ancora bisogno di questo filtro audio per proteggere dai danni un modello di disco rigido.

Non è comunque un caso isolato ed è un campo abbastanza attivo nella ricerca sulla cyber sicurezza. Nel 2017, un ricercatore di sicurezza di nome Alfredo Ortega ha dimostrato come la riproduzione di un tono a 130 Hz potrebbe impedire ad un HDD di rispondere quasi completamente ai comandi impartiti da un computer. Sempre lo stesso anno, gli scienziati di Princeton e Purdue hanno pubblicato una ricerca che dimostra come degli attacchi acustici rivolti ai dischi rigidi potrebbero sabotare non solo PC, ma anche bancomat e sistemi CCTV.

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