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Niente più secondi intercalari: dal 20 maggio 2027 avremo un tempo universale continuo
Niente più secondi intercalari: dal 20 maggio 2027 avremo un tempo universale continuo
La CGPM ha approvato il tempo universale continuo. Dal 20 maggio 2027 stop ai secondi intercalari, lo scarto con la Terra arriva a un’ora.
La Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), l'organismo intergovernativo che decide sulle unità di misura, ha approvato il 15 ottobre 2026 a Versailles la risoluzione che rende continuo il tempo coordinato universale (UTC). Dal 20 maggio 2027 non verranno più aggiunti né tolti secondi intercalari, le correzioni che dal 1972 tengono l'ora atomica allineata alla rotazione della Terra.
Il testo porta da meno di un secondo a 3.600 secondi, cioè un'ora, lo scarto massimo ammesso tra UTC e UT1, la scala che descrive l'angolo di rotazione terrestre. Secondo la CGPM questo margine assicura la continuità dell'UTC per diversi secoli. Alla conferenza erano rappresentati 69 Stati membri e la risoluzione, numerata 5, è passata a maggioranza.
Perché l'ora atomica e la Terra vanno a ritmi diversi
L'UTC è calcolato dal BIPM, l'Ufficio internazionale dei pesi e delle misure, sulla base di centinaia di orologi atomici, e avanza allo stesso passo del tempo atomico internazionale (TAI). La Terra invece gira in modo irregolare, e la durata del giorno varia di frazioni di millisecondo. Quando lo scarto tra le due scale si avvicinava a 0,9 s, l'IERS, il servizio internazionale che misura la rotazione terrestre, annunciava un secondo intercalare, inserito il 30 giugno o il 31 dicembre con un minuto di 61 secondi che passa per le 23:59:60.
Dal 1972 ne sono stati aggiunti 27, l'ultimo alla fine del 31 dicembre 2016. Da allora il TAI è avanti di 37 secondi sull'UTC, e con la nuova regola quel valore resta fisso. Negli ultimi anni però la rotazione terrestre ha accelerato e il problema si è rovesciato. Un workshop del Comitato consultivo per il tempo e la frequenza (CCTF) e dell'IERS, nel marzo 2025, ha stimato al 30% la probabilità di dover togliere un secondo entro il 2035, cosa mai fatta prima.
cosa cambia per reti, satelliti e astronomi
Nel testo della risoluzione sulla continuità dell'UTC la CGPM indica come destinatari della modifica trasporti, distribuzione dell'energia, telecomunicazioni e progetti spaziali, che chiedono un riferimento senza salti. Un secondo negativo è giudicato ad alto rischio per infrastrutture critiche in gran parte impreparate, con costi di adeguamento stimati come simili a quelli del millennium bug. Il documento segnala anche un problema già presente: ogni grande gestore assorbe il secondo in più con un metodo proprio, per esempio lo smearing che lo spalma su diverse ore, e i server finiscono per non essere coerenti tra loro.
Per i protocolli che distribuiscono l'ora a computer e apparati di rete, come NTP e PTP, sparisce la gestione dell'evento eccezionale. Chi lavora con UT1, come astronomi e geodeti, dovrà invece applicare sempre la correzione, perché lo scarto crescerà; il valore resta disponibile nei messaggi di navigazione dei sistemi satellitari GNSS e nei servizi dell'IERS. Per le stazioni radio che trasmettono il segnale orario, la Risoluzione 655 dell'ITU prevede una transizione fino al 2035, al più tardi il 2040, dove gli apparati non possono essere sostituiti prima.
Gli orologi di uso comune non registreranno differenze visibili, anche perché fusi orari e ora legale già introducono scarti di un'ora o più tra ora civile e tempo solare. La risoluzione non dice cosa accadrà quando lo scarto raggiungerà l'ora. Chiede al BIPM di seguire l'andamento di UT1-UTC con l'IERS e di riferire regolarmente al Comitato internazionale dei pesi e delle misure. L'IERS aveva già escluso un secondo intercalare a fine 2026, per cui i 27 inseriti dal 1972 dovrebbero restare gli unici.