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Il robot Lightning di Honor ha davvero battuto il record di Bolt? Facciamo chiarezza
Il robot Lightning di Honor ha davvero battuto il record di Bolt? Facciamo chiarezza
Il robot Lightning di Honor ha corso i 100 metri in 9,32 secondi a Pechino. Cosa dicono davvero quei numeri e perché il confronto con Bolt non regge.
Il 22 agosto 2026, al National Speed Skating Oval di Pechino, un umanoide alto 169 centimetri e privo di testa ha percorso cento metri in un tempo che nessun essere umano ha mai registrato. La macchina si chiama Lightning, la costruisce Honor, azienda nota fino a poco tempo fa soltanto per smartphone e laptop, e il cronometro si è fermato su 9,32. Usain Bolt, a Berlino nel 2009, aveva chiuso in 9,58. Il confronto ha fatto il giro del mondo in poche ore.
La storia però è più interessante di come è stata raccontata, e in almeno tre punti è diversa. Il 9,32 non arriva da una gara. Il tempo più veloce ottenuto in competizione appartiene a un altro robot. E il paragone diretto con l'atletica leggera, per ragioni tecniche che vale la pena spiegare, misura qualcosa che non è la velocità nel senso in cui la intende chi guarda i Mondiali di atletica.
In breve
Il 9,32 di Lightning non è un tempo di gara: arriva da un test aziendale pre-apertura, comunicato da Honor e ripreso da CCTV, senza validazione indipendente.
Nella batteria ufficiale dei 100 metri il tempo più veloce appartiene a Tiangong Ultra (X-Humanoid): 9,39. Lightning in gara ha corso in 9,47.
Entrambi i tempi restano sotto il 9,58 di Bolt, ma nessuno dei due è un record sportivo omologabile: mancano le procedure di partenza, il cronometraggio e i controlli previsti da World Athletics.
Il vantaggio di Lightning si spiega con l'ingegneria, non con la magia: motori dimensionati per la corsa e un sistema di raffreddamento a liquido capace di smaltire circa 150 watt di calore al ginocchio, l'ostacolo che ferma la maggior parte dei concorrenti.
Ad aprile Lightning aveva già superato il record umano di mezza maratona (57:20 di Kiplimo) correndo in 50:26.
Il nome ufficiale del prodotto è HONOR Robotics D1; "Lightning" è il soprannome.
Cosa è successo davvero sulla pista di Pechino
La seconda edizione dei World Humanoid Robot Games si è aperta sabato 22 agosto nell'impianto costruito per le Olimpiadi invernali del 2022. Cinque giorni di programma, 51 eventi, oltre 1.300 gare, 2.056 robot iscritti da 666 squadre provenienti da 16 Paesi. L'anno precedente, alla prima edizione, i team erano 280 e i robot poco più di 500.
Il 9,32 è arrivato fuori gara
La prestazione di Lightning risale a un evento di prova organizzato prima della cerimonia inaugurale. A comunicarla è stata Honor stessa, ripresa dall'emittente statale cinese. Cento metri in 9,32 secondi con una velocità di punta dichiarata di 14,5 metri al secondo, poco più di 52 chilometri orari. Il dato circola quindi senza una validazione indipendente e senza il quadro procedurale che accompagna qualsiasi record sportivo ufficiale.
In competizione ha vinto Tiangong Ultra
Nella batteria ufficiale dei 100 metri, ricostruita da Reuters, Lightning è stato superato in prossimità del traguardo da Tiangong Ultra, sviluppato dal Beijing Humanoid Robot Innovation Center. Il tempo del vincitore è stato 9,39, quello di Lightning 9,47. Terzo un umanoide Unitree con 12,41, uno scarto di tre secondi che racconta quanto sia disomogeneo il livello del gruppo di testa nella locomozione ad alta velocità.
Un anno prima, alla prima edizione dei Giochi, la medaglia d'oro sui 100 metri era andata sempre a Tiangong con 21,50 secondi. In dodici mesi il tempo si è più che dimezzato. Questo, molto più del confronto con Bolt, è il numero che dovrebbe interessare chi segue il settore.
Perché il paragone con l'atletica leggera regge poco
World Athletics ratifica un record sui 100 metri solo quando sono rispettate condizioni molto precise:
blocchi di partenza omologati,
rilevazione automatica del tempo di reazione,
limite di 2,0 metri al secondo di vento a favore,
controlli antidoping,
pista certificata.
Nessuna di queste condizioni ha senso applicata a una macchina, e i Giochi di Pechino operano con un regolamento autonomo di cui non sono stati pubblicati dettagli sulle procedure di avvio e sul cronometraggio.
C'è poi la questione di cosa succede dopo la linea del traguardo. Tiangong Ultra ha perso stabilità nei metri finali ed è uscito dal corridoio di gara. Diversi robot hanno terminato la prova schiantandosi contro pannelli imbottiti sistemati a fine pista e sono stati portati via su barelle dai tecnici. Bolt, a Berlino, aveva fatto un giro di pista per festeggiare. La differenza descrive bene il perimetro reale della capacità dimostrata, accelerare e mantenere velocità su un rettilineo pulito, non gestire il ciclo completo di una corsa.
Un secondo esempio dello stesso problema arriva dal salto in alto. Un robot dello stesso centro di Pechino ha raggiunto 2,88 metri e la cifra è stata messa a confronto con il 2,45 di Javier Sotomayor. Le due prove però non sono la stessa disciplina, cioè il primato di Sotomayor risale al 1993 e prevede una rincorsa, mentre la prova dei Giochi era un salto da fermo. Il salto in alto da fermo, quando era disciplina olimpica agli inizi del Novecento, si vinceva attorno a 1,65 metri.
Che macchina è Lightning
La piattaforma di Honor, indicata anche con la sigla D1, è un bipede progettato per un solo obiettivo. Corpo rosso in stile mecha, assenza di testa, braccia corte con funzione di semplice bilanciamento, altezza 169 centimetri e peso attorno ai 45 chilogrammi secondo le schede tecniche circolate finora. La geometria degli arti inferiori è stata pensata per replicare l'ampiezza di falcata di un mezzofondista di alto livello.
Un dettaglio poco citato aiuta a capire l'impostazione del progetto, e cioè, alla mezza maratona di aprile le gambe misuravano 95 centimetri, in vista dei Giochi di agosto i tecnici le hanno allungate di dieci centimetri portandole a 1,05 metri. La macchina viene riconfigurata in funzione della gara, come si fa con un prototipo da laboratorio e non con un prodotto commerciale.
I moduli di giunto sviluppati internamente da Honor dichiarano una coppia di picco di 400 newton metro sugli arti inferiori, valore paragonabile a quello di un motore automobilistico sportivo. Il sistema percettivo si appoggia a doppio LiDAR, posizionamento satellitare ed elaborazione a bordo, elementi che ad aprile hanno permesso alla macchina di completare il percorso in navigazione autonoma, senza pilota remoto.
Il raffreddamento a liquido come vero elemento abilitante
La componente decisiva sta altrove, in una tecnologia che Honor ha ereditato dal proprio mestiere originario. Secondo le specifiche diffuse dall'azienda, i condotti del liquido refrigerante penetrano dentro i motori come capillari, la pompa lavora con una portata di scambio termico superiore ai quattro litri al minuto e ciascuno dei quattro motori di trazione degli arti inferiori dispone di un circuito indipendente.
Nella catena di fornitura del progetto compaiono nomi che arrivano direttamente dall'elettronica di consumo: componentistica strutturale da Lingyi iTech e Lens Technology, moduli acustici e di attuazione da AAC Technologies, scambiatori termici ad alta velocità da fornitori specializzati nel raffreddamento dei telefoni. Honor ha lavorato da integratore di sistema più che da produttore di motori, e ha impiegato circa dodici mesi dall'annuncio dell'ingresso nella robotica, avvenuto nel maggio 2025, alla vittoria di aprile 2026.
La fisica della corsa spiega il risultato meglio dei titoli
L'analisi tecnica più solida su questa vicenda l'ha firmata Avik De su IEEE Spectrum. De ha un dottorato alla University of Pennsylvania su robot saltatori e corridori, un postdoc ad Harvard sulla microrobotica e ha cofondato Ghost Robotics. Il suo lavoro smonta l'idea che dietro il risultato ci sia una scoperta straordinaria.
La corsa alterna una fase di appoggio, in cui una gamba spinge contro il terreno, e una fase aerea in cui il corpo perde quota per gravità. La gamba in appoggio deve reindirizzare verso l'alto la quantità di moto verticale mentre l'altra si riposiziona per il passo successivo. Un motore elettrico produce coppia consumando energia e dissipando calore, e un riduttore posto a valle amplifica la coppia riducendo la velocità. Un rapporto di riduzione elevato aiuta la spinta, però rende il sistema lento ad accelerare l'uscita, che è esattamente quello che serve nella fase di richiamo della gamba. Esiste quindi un valore ottimale, diverso per ogni attività.
Applicando un modello fisico semplificato alla velocità media tenuta da Lightning in mezza maratona, circa sette metri al secondo, De individua un rapporto ottimale attorno a 45:1 e stima un consumo complessivo di circa 400 watt. Cifra ordinaria. Il punto critico è un altro: la potenza dissipata nel motore del ginocchio si attesta sui 150 watt, e questo calore è una conseguenza pressoché inevitabile del correre a velocità umane con una macchina di taglia umana. La convezione ad aria non riesce a estrarre 150 watt in modo continuativo. Senza il circuito a liquido quel ritmo non sarebbe sostenibile per cinquanta minuti.
Un robot da corsa è un robot specializzato
Lo stesso modello spiega perché concorrenti più noti abbiano faticato. Una macchina progettata per camminare a 1,5 metri al secondo, attività molto più utile in fabbrica o in magazzino, ha un rapporto ottimale attorno a 30:1. Costringere quel progetto a correre una mezza maratona porta la dissipazione al ginocchio oltre i 300 watt, il doppio abbondante. Le immagini dei robot Unitree con zaini di ghiaccio e i tecnici che spruzzavano aerosol refrigeranti durante la gara di aprile hanno una spiegazione numerica precisa.
Il rovescio della medaglia vale per Honor. Motori dimensionati per la corsa aumentano il peso, sprecano potenza quando la macchina sta ferma o cammina e ingombrano fisicamente, con problemi concreti quando si tratta di muoversi in una casa o tra scaffali. De lo dice senza mezzi termini: Lightning è una piattaforma di locomozione ad alte prestazioni, non un umanoide generalista, e l'ingegneria consiste nello scegliere quali compromessi accettare.
Da aprile ad agosto, la traiettoria di dodici mesi
Il 19 aprile 2026, alla mezza maratona di Yizhuang a Pechino, Lightning ha coperto i 21,0975 chilometri regolamentari in 50 minuti e 26 secondi, con una media di circa 25 chilometri orari. Il riferimento umano superato è il 57:20 di Jacob Kiplimo, stabilito a Lisbona l'8 marzo 2026. L'ugandese aveva corso un 56:42 a Barcellona nel 2025, tempo mai ratificato per condizioni di gara non pienamente conformi, e questa distinzione ha generato più di un errore nelle cronache.
Robot e podisti hanno gareggiato nello stesso evento con partenze coordinate, tracciati separati da barriere e regolamenti distinti. Tra gli umani hanno vinto Zhao Haijie in 1:07:47 e Wang Qiaoxia in 1:18:06. Alla prima edizione, un anno prima, il miglior robot aveva impiegato oltre due ore e quaranta minuti.
I numeri di contorno dicono quanto il settore sia ancora acerbo. Alla gara di aprile hanno partecipato oltre cento squadre e più di 300 robot di 26 marchi provenienti da tredici province cinesi. Il tasso di completamento si è fermato poco sopra il 45 per cento. La navigazione autonoma, incentivata dagli organizzatori, ha riguardato il 38 per cento dei partecipanti: gli altri erano guidati da remoto. Un secondo esemplare di Lightning in controllo remoto ha chiuso in 48 minuti e 19 secondi, più rapido della versione autonoma, il che quantifica in modo abbastanza netto quanto costi in prestazione la percezione a bordo.
Perché un produttore di smartphone costruisce un robot che corre
Honor ha spedito 71 milioni di dispositivi nel 2025 e opera in un mercato maturo, con margini compressi e ciclo di innovazione rallentato. La robotica incarnata rappresenta una scommessa su un ciclo industriale diverso, e la scelta di entrarci partendo dalla corsa risponde a una logica precisa: una gara su strada è un banco di prova che nessun laboratorio riproduce. Fondo stradale irregolare, curve, temperatura ambientale, cinquanta minuti di funzionamento continuo, pubblico intorno, nessuna possibilità di fermare la prova e ricalibrare.
Al Mobile World Congress di Barcellona, nel febbraio 2026, l'azienda aveva presentato un secondo umanoide, di taglia e finalità del tutto diverse: 160 centimetri, venti gradi di libertà di cui dieci nelle mani, velocità massima di quattro chilometri orari, autonomia attorno alle due ore, orientamento verso assistenza domestica e cura degli anziani. Le due macchine condividono il marchio e quasi nulla dell'architettura. Lightning serve a validare attuatori, gestione termica e controllo dinamico, poi quelle competenze si spostano su piattaforme che devono fare altro.
Il contesto industriale attorno ai Giochi
La settimana dei Giochi ha coinciso con altri due segnali. Unitree, il produttore cinese più noto nel settore, ha debuttato alla borsa di Shanghai mercoledì 19 agosto con un rialzo superiore al quintuplo del prezzo di collocamento e una capitalizzazione attorno ai 50 miliardi di dollari. Pochi giorni prima l'azienda aveva presentato un prototipo chiamato Superman, capace secondo i dati aziendali di raggiungere 12,66 metri al secondo, appena sopra i 12,42 toccati da Bolt al picco della gara di Berlino, e di saltare due metri da fermo. Anche in quel caso i numeri arrivano dall'azienda, senza verifica esterna, e riguardano una macchina non ancora commercializzata.
Sul fronte opposto, a luglio 2026 il governo statunitense ha annunciato restrizioni all'importazione di robot umanoidi e quadrupedi di produzione estera, motivandole con ragioni di sicurezza nazionale e cibernetica. La misura colpisce in prima battuta i produttori cinesi, che nel frattempo sono diventati i principali attori del comparto. Le gare di Pechino, viste da questa angolazione, funzionano anche come vetrina geopolitica.
Cosa misura davvero una gara di robot
La copertura mediatica si è concentrata sul confronto con l'uomo più veloce di sempre, e De osserva che questo rischia di svalutare entrambe le prestazioni. Macchine e persone hanno capacità e vincoli incomparabili. Un maratoneta corre gomito a gomito con altri atleti, si orienta visivamente su un percorso sconosciuto, regola lo sforzo in base a sensazioni interne, e lo fa con un consumo energetico che nessun attuatore elettrico avvicina. Il paragone con Deep Blue è azzeccato: nel 1997 il calcolatore batté Kasparov senza essere in grado di muovere fisicamente i pezzi sulla scacchiera.
Quello che i Giochi misurano con precisione è invece il ritmo di avanzamento interno al settore. Ventuno secondi e mezzo nel 2025, nove secondi e trentanove centesimi nel 2026, sulla stessa distanza e con la stessa macchina di partenza. Gestione termica passata da zaini di ghiaccio a circuiti capillari integrati nei motori. Navigazione autonoma cresciuta da caso isolato a poco meno del 40 per cento del gruppo. Allo stesso tempo, le cronache dell'evento riportano robot inciampati, disarticolati o andati a fuoco durante le prove, e un tasso di affidabilità che nessuna applicazione industriale accetterebbe.
Il dettaglio che è passato inosservato
Nella finale dei 400 metri di piccolo gruppo, vinta in 45,66 secondi da Tien Kung Omni, gli osservatori hanno notato una postura anomala: la macchina correva tenendo le braccia vicino al viso invece di oscillarle lungo i fianchi. Han Gang, responsabile del controllo del movimento del centro di Pechino, ha spiegato che quella posizione non è stata progettata da nessuno. È emersa spontaneamente durante l'addestramento per rinforzo, perché riduce lo sforzo sull'articolazione della spalla sulla distanza. Il sistema ha scoperto da solo una soluzione biomeccanica che gli ingegneri non avevano previsto.
Vale la pena guardare anche il resto del programma dei Giochi di quest'anno, dove accanto ai trenta eventi sportivi ne compaiono ventuno costruiti su scenari reali. Tra questi, una categoria dedicata alla destrezza delle mani: avvitare viti, aprire bottiglie, raccogliere perline con delle pinzette, con punteggio su velocità e precisione. Sono i risultati meno spettacolari della manifestazione e i più difficili da ottenere. Correre veloce, per una macchina, è un problema di potenza e di calore. Afferrare una perlina con delle pinzette è un problema di percezione, controllo della forza e adattamento in tempo reale, e su quello il divario con la mano umana resta molto largo.
Domande frequenti
Lightning ha battuto il record del mondo di Usain Bolt?
Ha registrato un tempo inferiore in due occasioni, 9,32 in una prova non competitiva e 9,47 in batteria ufficiale. Non si tratta di un record del mondo in senso sportivo, perché la prova non rientra nel regolamento World Athletics e non è omologabile. Il primato di Bolt resta 9,58.
Qual è il robot più veloce sui 100 metri?
In competizione ufficiale, Tiangong Ultra del Beijing Humanoid Robot Innovation Center con 9,39 secondi. Il 9,32 di Lightning è più rapido ma proviene da un evento di prova comunicato dall'azienda.
Come fa un robot a correre più veloce di un uomo?
Coppia elevata agli arti inferiori, rapporto di riduzione ottimizzato per la corsa e un sistema che estrae il calore dai motori più in fretta di quanto l'aria riesca a fare. Nessuno di questi elementi è nuovo in assoluto, la novità sta nella loro integrazione su una macchina che regge cinquanta minuti di funzionamento.
Questi robot servono a qualcosa oltre alle gare?
La piattaforma in sé è specializzata e poco adatta ad altri compiti. Le tecnologie sviluppate per farla correre, in particolare raffreddamento e riduzione di peso, hanno applicazioni concrete nel trasporto di carichi pesanti e nel funzionamento continuativo in ambienti industriali.